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Wildflower – Rigenerare gli ambienti urbani e antropizzati

(di Federica Stagni)

Quando si parla di ripristino ambientale e restauro ecologico uno degli aspetti fondamentali da tenere in considerazione è la biodiversità; infatti, disporre di una flora ed una fauna tipica di un determinato ambiente, oltre al valore ecologico, permette di assumere una dimensione culturale e identitaria. Uno dei metodi per incrementare la variabilità biologica nelle città è l’utilizzo di specie erbacee spontanee (fiori selvatici e wildflowers), annuali, biennali e perenni, coltivate in forma naturalistica (in miscuglio).

I vantaggi dell’impiego di questo sistema negli spazi urbani non comprendono solamente i costi di manutenzione, molto più contenuti rispetto alla gestione del verde ornamentale, ma anche il risparmio idrico e la possibilità di coniugare la tutela ambientale con il recupero di aree degradate o da riqualificare, dando continuità tra paesaggio naturale e paesaggio antropizzato. La facilità di adattamento di molte specie erbacee spontanee, anche in substrati poveri di sostanza organica, garantisce ottimi risultati estetico – paesaggistici. Progettare impianti di wildflowers in contesti urbani e sub-urbani favorisce inoltre l’arricchimento della componente biotica, animale e vegetale, in particolare dell’entomofauna impollinatrice.

Anthemis Environment da anni propone questa tecnica per progetti di ripristino ambientale come ad esempio nella proposta per il progetto del Parco dei Sensi di Leinì, dove sono state utilizzate diverse specie erbacee autoctone come:

  • Achillea millefolium,
  • Anthriscus sylvestris,
  • Carum carvi,
  • Leucanthemum vulgare,
  • Plantago lanceolata,
  • Salvia pratensis,
  • Sanguisorba minor,
  • Silene vulgaris.