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Stop al SISTRI, soppresso dal D.L. Semplificazioni

Con il D.L. 135/2018 – Decreto semplificazioni il Consiglio dei Ministri ha provveduto alla soppressione del SISTRI (Sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti) a partire dal 1 gennaio 2019, soppressione fortemente voluta dal Ministro dell’Ambiente Sergio Costa.

Tale sistema, istituito nel 2010 dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare con lo scopo di seguire il percorso dei rifiuti speciali pericolosi del Paese, non è stato mai completamente e pienamente operativo. Le imprese aderenti, quelle con più di 10 addetti, pur adeguandosi a livello tecnologico, aggiornando i mezzi e il personale e pagando iscrizioni si sono scontrate per tutto questo tempo con un sistema molto complicato, costoso e inefficiente. Pur essendo un sistema obbligatorio, nei fatti non è stato mai sanzionabile: infatti, se al momento di un controllo le aziende non producevano la documentazione adeguata, queste non subivano sanzioni.

Il Ministro dell’Ambiente Sergio Costa ha affermato che: “il Sistri è stato uno dei più grandi sprechi nella gestione dei rifiuti speciali […] che però ha comportato costi sostenuti dalle imprese coinvolte e dallo Stato italiano che hanno superato i 141 milioni di euro dal 2010 ad oggi”. Dal 2010 al 2014 sono infatti stati fatturati 290 milioni, di cui quasi 90 pagati effettivamente. Dal 2015 al 2018: fatturati 66 milioni, pagati 51. Attualmente era in corso un affidamento da 260 milioni in 5 anni, che viene quindi sospeso cancellando il Sistri.

Nonostante la soppressione del SISTRI, si conferma la continua validità della documentazione cartacea di accompagnamento dei rifiuti per tutto l’anno 2019. I soggetti obbligati alla tracciabilità dei rifiuti si atterranno quindi agli obblighi di legge usando la tradizionale modalità dei registri cartacei e compilando gli appositi registri di carico /scarico ed i relativi formulari di identificazione dei rifiuti come previsto agli articoli 188, 189, 190 e 193 del D.Lgs 152/2006 nel testo previgente alle modifiche apportate dal D.Lgs 205/2010. Inoltre la tracciabilità dei rifiuti è garantita applicando le modalità di cui all’articolo 194-bis del D. Lgs 152/2006 e le disposizioni di cui all’articolo 258, del D. Lgs 152/2006, nel testo previgente alle modifiche apportate dal D. Lgs 205/2010.

È previsto infine un nuovo Registro elettronico nazionale per la tracciabilità dei rifiuti, gestito direttamente dal Ministero dell’Ambiente che partirà dal 2020. Esso costerà circa 3 milioni di euro all’anno e si pone l’obiettivo di digitalizzare l’intera tracciabilità dei rifiuti e dei documenti fiscali, superando così il doppio binario cartaceo/digitale e il registro di carico/scarico. I soggetti obbligati ad iscriversi al suddetto Registro sono:

  • gli enti e le imprese che effettuano il trattamento dei rifiuti,
  • i produttori di rifiuti pericolosi e gli enti e le imprese che raccolgono o trasportano rifiuti pericolosi a titolo professionale o che operano in qualità di commercianti ed intermediari di rifiuti pericolosi,
  • i Consorzi istituiti per il recupero e il riciclaggio di particolari tipologie di rifiuti,
  • nonché con riferimento ai rifiuti non pericolosi, i soggetti di cui all’articolo 189, comma 3, del D. Lgs152/2006.

L’iscrizione al Registro elettronico nazionale comporterà il versamento di un diritto di segreteria e di un contributo annuale, al fine di assicurare l’integrale copertura dei costi di funzionamento del sistema.