Home » Blog » 03-11-2020

Scontro tra autorizzazione forestale e paesaggistica

(di Gabriel Trogolo)

Due giorni fa appare sul sito web del Gruppo d’Intervento Giuridico Onlus un articolo recante il titolo “Il bosco non è una catasta di legna, prima lo capiscono tutti quanti (ministri compresi) e meglio è.”

L’articolo narra di alcuni recenti episodi in cui il taglio del bosco in aree tutelate ex lege, in particolare il Monte Amiata in Toscana, è stato fermato dalla Soprintendenza per Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Siena. A questo è subito seguita una lettera firmata dal Consiglio dell’Ordine dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali indirizzata al Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, Dario Franceschini, e alla Ministra delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, Teresa Bellanova (firmataria del recente decreto ministeriale 7 ottobre 2020 che disciplina la trasformazione di superfici boscate in terreni agricoli).

L’articolo, dal sapore decisamente ambientalista, mette però in evidenza una contrapposizione ideologica e semantica del bosco, del territorio e dell’uso che ne facciamo. Se da un lato sembra prevalere il conservazionismo ambientale – paesaggistico a discapito di quello territoriale, dall’altro il CONAF difende la tutela del territorio tramite il dinamismo degli interventi e la gestione umana dei boschi.

L’articolo quindi può essere una interessante contrapposizione di vedute, tuttavia va considerato che la legge statale, sottoponendo a vincolo tutti i boschi, prevede che il taglio colturale e le altre operazioni ammesse possano essere compiute con autorizzazione forestale, senza che sia necessaria anche l’autorizzazione paesaggistica, che verrebbe a sovrapporsi e ad iterare il contenuto della prima.