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La democrazia ambientale e la Convenzione di Aarhus

(di Claudio Abate)

 

Il modo migliore di trattare le questioni ambientali è quello di assicurare la partecipazione di tutti i cittadini interessati, ai diversi livelli”.

Con questa frase, riportata nel Principio 10 della “Dichiarazione di Rio sull’Ambiente e lo Sviluppo” del giugno 1992, è individuata la partecipazione del pubblico come chiave per garantire la protezione dell’ambiente e lo sviluppo sostenibile tramite la trasparenza, la sensibilizzazione e la partecipazione ai processi decisionali, secondo il moderno concetto di “Democrazia ambientale”.

Democrazia ambientale significa informare i cittadini dei problemi e delle conseguenze, immediate e latenti, dei fenomeni inquinanti, ascoltare i loro bisogni e richieste, permettere una valida conoscenza con informazioni attendibili e dati accurati; costituisce elemento vitale per la partecipazione cosciente della società civile alla res publica e per la definizione di corrette politiche ambientali.

La Convenzione di Aarhus sull’accesso alle informazioni, la partecipazione del pubblico ai processi decisionali e l’accesso alla giustizia in materia ambientale, firmata nella città danese il 25 giugno 1998 ed entrata in vigore il 30 ottobre 2001, è il primo e ad ora unico strumento internazionale legalmente vincolante che recepisce e pone in pratica tale principio, dando concretezza ed efficacia a tale concetto. La Convenzione al momento attuale è stata ratificata da più di 46 stati e dall’Unione Europea; in Italia ciò è avvenuto nel 2001 con la Legge 108 “Ratifica ed esecuzione della Convenzione sull’accesso alle informazioni, la partecipazione del pubblico ai processi decisionali e l’accesso alla giustizia in materia ambientale, con due allegati, fatta ad Aarhus il 25 giugno 1998”.

Per maggiori dettagli è possibile consultare il sito web ufficiale della Convenzione..