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Il progetto di ENI per lo stoccaggio della CO2

Si stima che la domanda di energia nel mondo crescerà nei prossimi 20 anni ad un tasso medio dell’1.8%/anno, con il ricorso al carbone per più di un terzo della crescita totale. Le centrali elettriche a combustibile fossile e l’industria pesante sono tra i principali responsabili delle emissioni di CO2 e insieme raggiungono il 52% delle emissioni totali di CO2 a livello mondiale.
In questo panorama si delinea una situazione energetica globale che non avrà presto una conversione totalmente basata su fonti rinnovabili.

Una soluzione deriva dalle tecnologie CCS (cattura e stoccaggio, essenzialmente geologico, di CO2), ovvero separare il biossido di carbonio emesso dagli impianti alimentati a combustibili fossili. Questo permette di eliminare l’emissione di CO2 rilasciata nell’atmosfera.

La CO2 a questo punto deve essere stoccata in uno spazio protetto e sicuro. Ad esempio nel sottosuolo, in formazioni geologiche a profondità superiori gli 800 m. Come nel progetto presentato dall’amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi: “Siamo pronti a candidare al primo bando del Fondo per l’innovazione europeo il progetto per il nuovo hub di Ravenna che darà vita al più grande centro al mondo di cattura e stoccaggio di anidride carbonica (Ccs)”.
Il progetto è solo all’inizio, ma l’area di riferimento con il suo substrato industriale ed istituzionale, rappresenta il primo progetto di stoccaggio nel Sud Europa con un forte impatto sulla green economy del territorio.

Le CCS possono contribuire per circa il 20% alla riduzione delle emissioni al 2050, nell’ipotesi di scenario che prevede, al 2050, la riduzione del 50% delle emissioni rispetto ai livelli attuali.

Come funzionano le tecnologie per la cattura della CO2?

Esistono sostanzialmente tre metodi che si applicano alle centrali alimentate principalmente a carbone e gas:

Post-combustion: prevede la cattura dell’anidride carbonica dai gas combusti, quindi al termine del ciclo.

Oxy-combustion: molto studiata per il carbone che, immesso in forma polverizzata nella caldaia, brucia con ossigeno o aria arricchita. In questo modo si aumenta enormemente la concentrazione di CO2 nei gas combusti rendendo meno difficile la cattura dell’anidride carbonica.

Pre-combustion: consiste nel catturare la CO2 prima della combustione. Il combustibile (carbone o gas) è trasformandolo in syngas (gas di sintesi) e separando due flussi gassosi: uno ad alta concentrazione di idrogeno destinato alla combustione, e anidride carbonica.

Queste tecnologie CCS ad oggi, possono abbattere dell’80% – 90% le emissioni di CO2 dagli impianti di potenza con una riduzione di efficienza energetica intorno ai 10 punti percentuali.
Un compromesso che renderebbe l’energia prodotta decarbonizzata e quindi in qualche modo green.