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Habitat protetti nell’Unione Europea sempre più fragili

(di Arianna Saracco)

La maggior parte degli habitat protetti (81%) nell’Unione europea ha uno stato di conservazione scadente o pessimo. In molti casi la qualità continua a diminuire nonostante gli obiettivi mirati per proteggerli.

Lo sostiene un rapporto dell’Agenzia ambientale europea pubblicato  il 19 ottobre, in parallelo al documento sullo Stato della natura della Commissione. In molti casi la qualità, dei siti soggetti alla direttiva Habitat e Uccelli, continua a diminuire nonostante gli obiettivi mirati per proteggerli. Praterie, dune e gli habitat delle torbiere e delle paludi sono i più fragili e mostrano tendenze di notevole deterioramento dovute ai cambiamenti nell’uso del suolo e del mare, allo sfruttamento eccessivo e a pratiche di gestione insostenibili. Da questo rapporto si evince che vi sono però dei dati positivi riguardanti i siti naturalistici inseriti nella rete Natura 2000, i quali riportano un incremento della qualità degli habitat negli ultimi 6 anni pari al 18% per i siti terrestri e il 10% per le aree marine protette.

I fattori che hanno più impatto sul declino della biodiversità, secondo l’Agenzia, sono l’agricoltura intensiva, l’espansione urbana incontrollata e le attività forestali non sostenibili. Anche l’inquinamento dell’aria, dell’acqua e del suolo ha un impatto sugli habitat, così come il continuo sfruttamento eccessivo della fauna attraverso la caccia e la pesca insostenibili.