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Fiume Po: riserva di biosfera patrimonio Unesco.

(di Ettore Bianchi)

Pochi giorni fa a Cremona (22 luglio 2020), si sono incontrati amministratori ed enti per comprendere insieme il valore di una grande Riserva di Biosfera, relativa al fiume Po e riconosciuta patrimonio dall’Unesco. Un’area che comprende:  3 regioni, 8 province, 85 comuni, 200 chilometri di asta fluviale, 10 affluenti, 25 siti natura, 13 habitat di interesse comunitario. La delicatezza e la bellezza di questi ambienti, li abbiamo toccati con mano nell’estate del 2018. Quando Anthemis Environment ha contribuito all’aggiornamento della carta degli habitat del parco del Po torinese relativamente a due aree inserite nella rete Natura2000: il Baraccone, confluenza della Dora Baltea nel Po e la Lanca S.Michele, alle porte di Carmagnola (CN), un braccio fluviale relitto circondato da cave di ghiaia che hanno formato laghi piccoli ma profondi.

Il parco del Po è atipico essendo una rete di riserve naturali istituite per salvaguardare aree strategiche in un’ottica di continuità ecologica, proteggendo gli ultimi lembi degli originari ambienti di pianura e con loro specie animali e vegetali uniche ad essi legate.

Ci si è misurati con l’abbondante presenza di specie invasive, che con la loro velocità di propagazione tendono a monopolizzare gli spazi lasciando poco margine alle piante autoctone. Il dinamismo tipico degli alvei fluviali unito alla notevole attività agricola gioca a favore di questi intrusi che sono tipicamente specie pioniere evolutesi per resistere e anzi trarre vantaggio dai disturbi. Abbiamo potuto notare però come alcune misure di ristoro dell’ecosistema, se intraprese in tempo e con oculatezza, possono realmente avere effetti duraturi nel contenere l’invasione di infestanti.

Una cava esaurita o un terreno agricolo abbandonato possono rappresentare utili componenti di una rete ecologica ma sono anche terreno fertile per le specie opportuniste, operare l’impianto di specie autoctone in modo da impostare la fisionomia di un ecosistema naturale può, se non impedire del tutto, limitare l’espansione delle invasive, con benefici naturalistici e paesaggistici notevoli. Le informazioni raccolte durante lo studio potranno permettere la messa a punto di strategie gestionali quali impianti di rinaturalizzazione, pascolo e sfalcio pianificato, volte a stabilire un equilibrio favorevole alle specie locali.