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Energie rinnovabili: direttive europee e nuovi obiettivi

(di Elisa Faioli)

Dopo più di mezzo secolo, nella primavera del 2020, si è raggiunto un importante traguardo dal punto di vista energetico: la maggior parte dell’energia elettrica italiana è stata prodotta da fonti rinnovabili, con conseguente riduzione di emissioni di CO2, gas responsabile del riscaldamento globale. Come già descritto dal nostro precedente post: Europa: sorpasso energie rinnovabili su combustibili fossili.

Rispetto al 2019, il trimestre che va da aprile a giugno dell’anno in corso, vede una netta diminuzione dei consumi collettivi di energia elettrica, complice anche la crisi sanitaria provocata dal COVID-19.

A tal proposito, l’Unione europea ha adottato una politica energetica improntata ad aumentare l’utilizzo di fonti di energia rinnovabili, a ridurre i combustibili fossili e le importazioni da Paesi terzi. Attraverso il Pacchetto Clima-Energia 20-20-20, si stabiliscono una serie di norme vincolanti in materia, volte a rendere l’Ue più indipendente dal punto di vista energetico.

Nel dicembre 2018 è entrata in vigore la direttiva riveduta sulle energie rinnovabili (direttiva (UE) 2018/2001), nel quadro del pacchetto «Energia pulita per tutti gli europei», inteso a far sì che l’UE rimanga un leader globale nelle fonti energetiche rinnovabili. Tale normativa stabilisce un nuovo obiettivo per il 2030, in cui il almeno il 32% dei consumi energetici finali deve provenire da fonti rinnovabili

A livello nazionale si comunica l’approvazione dello schema di Piano nazionale energia e clima che detta le metodologie per raggiungere gli obiettivi imposti dall’Unione europea in materia di energia e lotta alla CO2.